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Rossella Biscotti, opere di ricerca storica

Chi è Rossella Biscotti?

L’arte contemporanea italiana vive un paradosso piuttosto evidente.
La mancanza di strumenti di valutazione, valorizzazione e ricerca, che invece in altre realtà sono ben presenti e costituiscono un sostrato favorevole alla maturazione delle nuove generazioni.
Senza andare a indagare sui perché più reconditi di questo scenario, va fortunatamente notato che tra gli artisti italiani stanno emergendo personalità e indirizzi di grande interesse.

Rossella Biscotti (1978, Molfetta) è una delle figure più interessanti e complesse del panorama nazionale ed europeo.
Fin dagli esordi molti dei suoi lavori sono incentrati sul rapporto tra la memoria e la storia, tra l’individuo e le istituzioni.

Nel 2008 Rossella Biscotti realizza The undercover man.
Un appassionante e stratificato progetto di ricerca sulla storia personale e ufficiale di Joe Pistone, poliziotto infiltrato dal FBI nei vertici della mafia americana per oltre sette anni e mai scoperto, conosciuto cinematograficamente come Donnie Brasco. L’artista ricrea infatti un’ambientazione del tutto simile a quella in cui il poliziotto ha vissuto per anni sotto copertura, instaurando con lui un dialogo basato sui propri ricordi personali e sulle proprie scelte etiche. L’esito, sconcertante, è un processo di immedesimazione da parte di Pistone che sconfina nella inconsapevole messa in scena di se stesso.

Nel 2009 presenta il progetto espositivo Le teste in oggetto.
Due teste in bronzo di Benito Mussolini e di Vittorio Emanuele III di dimensioni monumentali, conservate (e dimenticate) nei magazzini del Palazzo degli Uffici dell’EUR.

I due bronzi erano stati realizzati nel 1942 da Giovanni Prini e Domenico Rambelli e facevano parte del complesso decorativo dell’E42, poi annullata a causa della guerra.
Rossella Biscotti recupera le due sculture e le colloca su pallet in legno, costruendo intorno ad esse un senso di precarietà che si contrappone, disinnescandola, alla potenza monumentale della retorica di regime.
Le stesse forme, questa volta in calchi, sono esposte nel 2014 al Museion, insieme agli scatti Note su Zeret, dal nome della grotta in Etiopia dove nel 1939 si consumò il massacro di un gruppo di appartenenti alla resistenza all’occupazione italiana da parte delle truppe coloniali.

Alla Biennale di Venezia del 2013 partecipa con un progetto incentrato sul rapporto tra libertà e costruzione, attraverso il workshop Laboratorio onirico realizzato nel carcere femminile della Giudecca e l’installazione di strutture in compost prodotte con le detenute, accompagnate dalle tracce audio e video in cui le donne raccontano i loro sogni.

Rossella Biscotti: tra ricerca storica e investigazione

Il suo lavoro ha in sé qualcosa dell’archeologia.
Biscotti scava per riportare alla luce vicende, momenti, eventi del passato recente, che sono più o meno sepolti dalla storia ufficiale o che sono nascosti, perché parte di un periodo viscoso e irrisolto.
Da queste ricerche scaturiscono installazioni, azioni performative, video: Biscotti utilizza differenti media per raccontare e ripresentare queste tracce, come il risultato di una propria indagine a metà appunto tra la ricerca storica e d’archivio e l’investigazione.

Immagine
Rossella Biscotti, Le teste in oggetto, 2008, Nomas Foundation, Roma – PH Ela Bialkowska

Gallerie
www.wilfriedlentz.com, Rotterdam
www.prometeogallery.com, Milano

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