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Dress code. Gluklya e il significato dell'abito

Chi non conosceva Gluklya (alias Natalia Pershina-Yakimanskaya), forse ha avuto modo di vedere i suoi lavori più recenti alla fiera di Artissima 2016.
Chi la conosceva già dalla edizione della Biennale di Venezia del 2015, ha avuto alcune conferme circa la sua ricerca forte, estrema e dai caratteri marcatamente politici, che si combina anche nel lavoro del collettivo The Factory of Found Clothes , che l’artista ha fondato con Olga Egorova (Tsaplya) nel 1995.

Nelle opere di Gluklya sembra prendere forma quanto scritto da Virginia Woolf nel romanzo Orlando: “Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo”.
Lo stesso concetto era stato espresso, molto più tardi, da Umberto Eco, che aveva definito i vestiti degli artifici semeiotici, cioè delle macchine di comunicazione.

Gluklya: gli abiti sono traccia di noi stessi.

Gli abiti sono una seconda pelle, e hanno una relazione così stretta con il corpo vestono da evocarne la presenza.
Così in Clothes for the Demonstration against false election of Vladimir Putin, i capi di abbigliamento esposti alla Biennale di Venezia appartengono effettivamente a persone che hanno partecipato alla manifestazione politica contro Putin. E allestiti sulla sommità di un palo rimandano al corpo che non è presente e li ha indossati.
Gluklya inserisce inoltre dettagli ed elementi che arricchiscono l’icona dell’abito: frasi in cirillico contro Putin, immagini di eroi della seconda guerra mondiale, riferimenti ai gruppi femministi.

Il lavoro di Gluklya è perciò una sorta di resistenza, una contrapposizione al dramma.
Con altrettanta forza l’abito vuoto evoca la tragedia: la sfilata di pantaloni, maglie, gonne impalati e sospesi da terra rimanda alla repressione, alla cancellazione dei corpi che li hanno animati.

Così nel video Wings of Migrants (2012) in cui ballerini e lavoranti in un cantiere condividono lo spazio e le azioni.
E Anche nel recente Raised from the sea, installazione che rimanda al dramma degli sbarchi degli immigrati in Europa attraverso un’immagine sibillina quanto affascinante: un gommone che ospita quattro figure a metà tra creature marine fantastiche antropomorfe.
Allusione al mascheramento e alla interpretazione che nella mente di ognuno genera l’ignoto.

Galleria
AKINCI, Amsterdam – http://www.akinci.nl/gluklya.html

Immagine
Clothes for Demonstration Against False Election of Vladimir Putin (2011-1015), All the World’s Futures, Biennale di Venezia 2015, courtesy galleria Akinci

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