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Cina, ibridazione tra digitale e tradizione

I colori fondamentali non sono che cinque, ma le loro combinazioni sono così tante che nessuno può immaginarle tutte
Sun Tzu, L’arte della guerra

La distanza tra oriente e occidente è sempre meno profonda e il legame tra grandi gallerie e nuove capitali ha dimostrato nell’ultimo decennio il duplice filo che lega le due geografie. Da mercato attrattivo per l’arte occidentale la Cina sta infatti diventano polo di creazione artistica internazionale attraverso un processo complesso di costruzione di una identità culturale autonoma, legata alle proprie radici e contemporaneamente in grado di superare lo storico isolamento politico e culturale che ne ha caratterizzato la storia recente.

Cosa accadrà nei prossimi anni e cosa sta accadendo nel presente?
Artisti di grande fama stanno mostrando una visione estremamente aggiornata e critica, in grado di dialogare tra i due mondi con estrema disinvoltura. Da una parte figure come Ai WeiWei e Mariko Mori rappresentano la costruzione di identità che hanno trovato nella commistione tra est e ovest un equilibrio nuovo caratterizzato dall’ibridazione: la lettura della tradizione iconografica orientale e il linguaggio multidisciplinare occidentale si incontrano, ad esempio nel Dream Temple di Mori e nella visione filmica e ipermediatica di WeiWei. Questa genia di artisti nomadi che escono dalla loro territorialità culturale per formarsi e ritornarci arricchiti da una prospettiva più extraterritoriale convive con una nutrita schiera di artisti che riflettono invece sul medium espressivo della pittura e del disegno, come in Europa e in occidente non avviene da oltre un secolo.

Ma dove conduce la riflessione della generazione dei nati dagli anni Settanta, oggi oggetto delle attenzioni di collezionisti e curatori attenti alle istanze orientale, come Jean-Marc Decrop? Una prima mappatura risale al 2013, con la mostra Post Generation del 2013, curata appunto da Decrop e Xu Qu: l’esposizione ha avviato la ricognizione sulla nuova generazione nata dopo la Rivoluzione Culturale e la morte di Mao Zedong, e attiva dopo la rivolta del 1989. Da lì nel 2015 CHINA: THE NEW GENERATION, di Decrop e Jérôme Sans. La parola chiave è ibridazione tra tradizione e digitale, appropriazione dell’icona maoista, confronto con l’occidente: le sculture invisibili di Wang Yuyang, le composizioni di lettering con hardware riciclato di Xu Qu, le provocatorie installazioni di Zhao Zhao.
Tutto è ancora da scoprire.

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