Sharingallery

Anne Imhof: il casuale e l'inaspettato

L’artista tedesca Anne Imhof (1978) è uno dei nomi più discussi e celebrati dell’ultima edizione di Art Basel, tenutasi nello scorso giugno. Una conferma, per chi già conosceva i suoi lavori, una scoperta per tutti coloro  che non avevano notato la sua presenza e le sue opere, presentate in Europa e USA a partire dal 2012.

Con una maturità e una complessità che rimandano alla conoscenza approfondita delle ricerche sul linguaggio corporeo dagli anni Cinquanta al presente, Anne Imhof costruisce una relazione profonda tra lo spazio, le azioni performative, il tempo e la commissione di oggetti, animali viventi, persone appartenenti alla sua sfera amicale.

Il linguaggio di Anne Imhof

Al centro della sua ricerca c’è il linguaggio. Dalla comunicazione corporea a quella verbale, dall’interazione fisica a quella visiva, Anne Imhof utilizza e fa utilizzare l’azione, la parola e il suono inserendovi pause temporali che creano perdite di sincronia nel dialogo o nel gesto.

Accade in Deal (2015), azione performativa realizzata a New York. Gli artisti trasportano del latticello tra un contenitore e l’altro, sporcandosi progressivamente del liquido, che diventa traccia visibile del passaggio materiale e simbolico tra una figura e l’altra. Una macchia trasmissibile, quasi un’infezione, come ha sottolineato l’artista.

La più recente Angst (trad. it. Ansia, 2016) nel suo genere rappresenta il punto di incontro tra l’esposizione e la performance a tutto campo.
Nello spazio è allestita una grande piscina riempita di acqua e Pepsi. Intorno ad essa dipinti e immagini dei performer presenti in sala, prodotti per la cura del corpo, di abbigliamento sportivo di note marche internazionali. I performer si muovono bevendo dalla piscina, muovendosi a ritmi sincopati, mettendo in scena passi di danza contemporanea, fumando. Il tutto coordinato dalla stessa Anne Imhof attraverso una stringata comunicazione testuale via messaggio.

Il riferimento principale è sicuramente la mimica gestuale di alcune pellicole di Robert Bresson, come Pickpocket (trad. it Diario di un ladro, 1959). Si intravede anche una certa rilettura dei lavori di Matthew Barney, capostipite dei kolossal della messa in scena corale e onirica, a differenza della quale si intravede tuttavia il bisogno di comprendere il pubblico e gli osservatori nella perfetta ritmica della regia, alla ricerca del casuale e dell’inaspettato.

Immagine:
Anne Imhof Angst (2016)
courtesy Kunsthalle Basel
PH by Philipp Hänger

Galleria:
Galerie Buchholz, Colonia http://www.galeriebuchholz.de
Galerie Isabella Bortolozzi, Berlino http://bortolozzi.com/

©2017 CULT S.r.l.s.| CONDIZIONI DI UTILIZZO COOKIE PRIVACY POLICY CONDIZIONI DI VENDITA